lunedì, 17 novembre 2008, ore 14:17
E' arrivata la quarta ondata!
parte terza
la nuova generazione di autori/blogger nella nuova antologia di Las Vegas Edizioni
Come vi ho già accennato la scorsa volta la "casa editrice nell'era del web 2.0" Las Vegas edizioni (consiglio a tutti di fare un salto sul loro blog ma li trovate anche su aNobii e MySpace) qualche tempo fa ha indetto un concorso a cui hanno partecipato più di centotrenta blogger con l'obbiettivo di selezionare nuove giovani voci che, superate le dovute selezioni, avrebbero fatto parte di una nuova antologia di racconti edita per la casa editrice.
Bon, sono passati alcuni mesi e inaspettatamente Separazione XY ha superato le selezioni e nell'antologia in uscita prossimamente ci sarà quindi un mio racconto dal titolo «Zhonguo Ni Hao» (Buongiorno Cina).
Insieme a me altri tredici ruggenti blogger proporranno ai lettori i loro racconti,.Una vera e propria "ondata" di narratori che son sicuro saprà conquistarvi tutti.
Da questo momento il mio intento sarà quello di proporre, in una serie di post monografici, tutti gli autori dell'antologia in modo che li possiate conoscere meglio.
Oggi è il turno di MatteoPlatone.
Il suo blog, L'Assioma di Cole ("La somma dell'intelligenza sulla Terra è costante; la popolazione è in aumento") si propone come una fine e lucida riflessione sul quotidiano attraverso post dalla struttura riconoscibile e sfiziosa.
Oggi ci gustiamo uno dei suoi post più rappresentativi. Correre a leggere gli altri , vedrete, sarà solo un riflesso condizionato!
Chiamata
Chiamata- deriv. da Chiamare, dal latino CLAMÀRE che propriamente vale gridare, dalla radice indo europea KAR, KAL = KRA, KLA risuonare.
(Cfr. www.etimo.it)
Ci sono momenti che puoi chiamare illuminazione, epifania, vattelapesca in cui la vita ti dice "salve, sono la vita, chestaiaffa'? E' ora che vieni nel mondo, quello vero. Mica puoi stare dentro a quella stanzetta a lungo. Tra l'altro, nella stanzetta, comincia ad esserci un sacco di muffa". Quando la vita chiama, non puoi mettere la segreteria telefonica: poi la vita t'intasa di messaggi la segreteria, e più li ignori più è peggio. La psicologia chiama un simile meccanismo compito evolutivo: più sobriamente, si può definire il tutto tocca crescere, prima o poi.
Sebbene sia esagerato mettersi col cervello in retrospettiva et numerare nonché narrare le chiamate ricevute in passato, un blogger stiloso quanto basta può sicuramente enucleare una o due chiamate di certo rilievo ricevute dalla Sig.na Vita, a beneficio dei posteri et financo dei post.
La prima chiamata è stata molto dura, di quelle che proprio non potevi evitare di rispondere. Inizia col pater che un bel giorno si mette a sclerare perché, dice lui, ha avuto a che fare con Dio in persona. A stare stretti ci ha parlato, a stare larghi lo ha proprio visto; purtroppo nel vederlo s'è dimenticato di scattare la foto, sennò sai i milioni di euro che si facevano. Tutto questo mentre tu stai preparando la tesi di laurea, ché a stare fuori corso t'eri giustamente rotto il sottoprepuzio. Tesi sul Pascoli, tra l'altro, roba da "dottor Freud, abbiamo un problema...". Sta di fatto che nel giro di 4-5 mesi riguardo al pater ti senti dare tutta una serie di diagnosi un tantinello divergenti tra loro, che da un punto di vista letterario sono un mezzo climax.
Marzo 2006 -Spiacente, suo padre ha un disturbo delle categorie di percezione (traduzione- è fuori di brocca).
Aprile 2006 -Oh, pare che suo padre abbia un tumore benigno nel lobo frontale (traduzione- che culo!)
Giugno 2006 -Guardi, il tumore di suo padre potrebbe non essere benigno (traduzione- POTREBBE????)
Luglio 2006 -Guardi, a suo padre abbiamo esportato quasi tutto il gliobastoma, però gli resteranno al massimo uno o due anni di vita (traduzione- mi immaginavo un post laurea meno stressante).
Ti succede una cosa del genere, e allora t'incazzi con la Vita. Le dici "potevi chiamare un altro, no?", o "non potevi fare uno squillino, mandare un sms di saluto?". T'incazzi con tutto e tutti, e dura parecchio. Dura la chemio che sai non servirà, dura le balle che dici a tuo padre per non togliergli la speranza ("vedi, stai facendo progressi, smettila di vedere il bicchiere mezzo vuoto, comincia a pensare che c'è acqua nel bicchiere quando potrebbe benissimo essere vuoto"), dura il pensiero che i tuoi amici non possono capire cosa stai passando, dura la vigilia di Natale in cui un medico, per telefono, ti legge un referto e ti dice "rimarranno tre mesi sì e no, buone vacanze", e allora ti isoli in un posto in cui credi (a torto) che certe cose che ti terrorizzano non arriveranno nemmeno a sfiorarti. Ma in quel posto c'è campo, e se non ti raggiungono le persone che allontani, ti raggiunge la Vita, la quale, arrivati a questo punto, fa solo chiamate a carico del destinatario. Inizialmente sembra crudele, ma più scendi dalla testa verso la pancia, più il dolore si distilla.
"Ce l'hai tu il gliobastoma? No. E allora sii felice."
Inizialmente non ci riesci. Poi arriva il momento in cui guardi tutto da un'altezza siderale, ed ogni cosa che ritenevi importante e fondamentale diventa piccola piccola, quasi insignificante, compreso tuo padre e la sua malattia. Non sei tu che stai morendo; non sei tu che, col progredire del morbo, arrivi a capire che non ti alzerai mai più dal letto; non sei tu che progressivamente regredirisci a mera funzione biologica tenuta in vita solo dalla farmacologia, ché la speranza è uscita di scena da un pezzo. E' perciò il caso di scendere dall'altezza siderale fino a terra, perché sei pur sempre un essere umano, non una stella.
E allora quando tuo padre, immobile e con gli occhi di un bambino indifeso, ti dice "scusami, potevo essere un padre migliore", tu metti tutto in connessione, e rispondere "beh, se è per questo avrei potuto essere un figlio migliore", viene da sé. E quando muore un po' piangi, un po' sei contento per lui perché ha smesso di soffrire.
E vaffanculo Freud che si faceva di coca.
La seconda chiamata è stata col teatro. Inizialmente ti avvicini perché un tuo amico ha iniziato un viaggio, e ti ha detto di accompagnarlo per un pezzo di tragitto. Lungo la strada senti delle sensazioni che si liberano dalla pancia, e cozzano contro cose che ti stanno intorno. Cozzano contro le lezioni della SSIS, per esempio, quando davanti a trecento persone dici ad un insegnante "io così la ricuso": prima ti spiega i fattori di discriminazione sociale, poi ti dice che, essendo anche un'insegnante presso una scuola media, ha votato in consiglio la settimana bianca, 850 euro di avviamento allo sport, e chissenefrega della scolara albanese che non ha nemmeno la camera da letto, ma dorme in salotto. Cozzano contro quelli che si lamentano di ciò che la vita offre, ma poi si prendono tutto e lasciano anche la mancia; cozzano contro l'istruzione un tanto al chilo, contro gli universitari che si lamentano di come devono spendere i soldi di mamma e papà.
E quando, dopo un mese di teatro in cui un po' ti sei protetto dicendo "eh, vabbè, io sono uno scrittore, non un attore, aiuto col testo, poi me ne vado", ti viene chiesto dalla Vita (che nel frattempo ha messo il tuo numero in agenda) "allora, che vuoi fare? Resti o te ne vai? Perché magari non sei soltanto uno scrittore", tu metti tutto in connessione, e rispondere "beh, magari mi sbaglio e sono un attore che sa anche scrivere" viene da sé.
E vaffanculo Stanislavskij, ché poi gli attori sbroccano.
Ora che sei un blogger quanto meno stiloso, alla domanda "che cosa hai imparato dalla vita?" l'unica risposta che sai dare è "a non prendere le cose troppo sul serio". Sembra poco, invece è l'unico miracolo a cui hai mai assistito.
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Damiani
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