martedì, 13 maggio 2008, ore 14:14

IL BOLLETTINO DI CHARLES DARWIN

i Taccuini di Darwin.

Cronache di un avventura intellettuale

1

giovane Charles Darwin

 

Ritorna dopo un breve periodo di latitanza l'appuntamento con l'angolo dedicato alle scienze. Come a voler sottolineare l'importanza del titolo ho voluto prepare una serie di post dedicati all'articolo pubblicato il mese scorso da «Le Scienze» sull'uscita in Italia dei Taccuini di Charles Darwin ad opera della Casa Editrice Laterza.

Spero vi piacciano.


Immaginate per un attimo di essere nella Londra di Charles Dickens e dell'Esposizione Universale. E' il 1836 e Charles Darwin, appena trentenne decide di lasciarsi tutto alle spalle per intraprendere un lungo viaggio intorno al mondo. Durante Il viaggio il nostro inizia a scrivere pagine e pagine di appunti non destinati alla pubblicazione e cinque anni dopo, concluso il primo viaggio decide di intraprenderne un secondo, ma questa volta differente e pregno di mire intellettuali nate sotto la spinta delle recenti scoperte in campo naturalistico in Sud America.

Il primo taccuino ad essere inaugurato è l'ormai leggendario red notebook scritto durante la noiosa traversata dell'Atlantico a bordo del Beagle. Ma non passa molto tempo ed è già ora di rientrare a Londra dove Darwin inizia a prendere contatto con le teorie di alcuni studiosi di anatomia e ornitologia che allargheranno i suoi orizzonti e di conseguenza porranno le prime basi alle teorie future sull'evoluzione della specie.

Passano gli anni e Darwin entra a far parte delle più rinomate autorità scientifiche britanniche iniziando a mettere ordine tra le varie osservazioni annotate sui taccuini.

Il momento cruciale arriva quando John Gould, un collega ornitologo rivela a Darwin che l'uccello simile allo struzzo osservato in passato nella regione a sud della Patagonia non è una varietà ma rappresenta proprio una specie a parte.

È l'evento scatenante e anche grazie a successivi dati analoghi sui fringuelli delle Galápagos Darwin inizia a porsi una domanda:

Perché esistono così tante specie, in gran parte simili ma differenti in alcuni dettagli, distribuiti in territori limitrofi ma distinti?


(Continua domani)

Damiani
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sabato, 10 maggio 2008, ore 08:53

E' L'ORA DEL TEST 12

Quale personaggio di Pulp Fiction sei?

Pulp Fiction

Ci risiamo.

Anche questa settimana torna il fantasmagorico appuntamento con il TEST DOMENICALE! (anche se oggi è sabato...)

Oggi strizziamo l'occhio al mondo del cinema cercando capire quale personaggio della varia fauna di Pulp Fiction siamo!

Scoprite se siete più Vincent Vega o Jules Winnfield, Mia Wallace o Yolanda.

Il mio responso è il Capitano Koons intepreato nel cameo che lo riguarda dal grande Christopher Walken.

 

What Pulp Fiction Character Are You?

You're paranoid, and perhaps a bit whacked. Your life experience has made you an introvert. Though you're a true friend, who retains promises and the past in the palm of your hand, you need to let it go -- staying anal retentive forever is not the anwer.

 

Take the What Pulp Fiction Character Are You? quiz.

 

 

Ancora una volta mi trincero dietro a un NO COMMENT quanto al verdetto...tanto ormai è un'abitudine!

ma adesso tocca a voi.

Buon divertimento!

Damiani
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giovedì, 08 maggio 2008, ore 16:44

AVANT POP DO IT BETTER

La fabbrica di polli

 La fabbrica di Polli

 

Ragazzi spesso ci capita di parlare di cinema, libri, televisione e spettacolo, a volte si discute anche di politica, cronaca e perchè no, cucina ma secondo me non dedichiamo mai abbastanza spazio alla radio, forse il mezzo interattivo per antonomasia (nonostante la sua età relativamente vetusta).

Quali sono i programmi radio a cui siete affezionati?

Avete una stazione preferita?

Io da qualche anno, grazie alla sengalazione del mio buon amico Neurolipgloss, sono un affezionato del programma notturno di Radio Tre, La fabbrica di polli realizzato da Gaetano Cappa e Marco Drago (due eclettici autori che passano con nonchalance dalla narrativa al fumetto) e prodotto da quella fucina di idee che è l'Istituto Barlumen, una vera e propria factory artistica e mediatica.

Il programma, che va in onda a mezzanotte, rielabora i canoni e gli stilemi del radiodramma più classico e racconta una storia pensata come un vero collage semiotico che attraversa diversi generi, dalla musica leggera al documentario, dalla farsa alla citazione colta o popolare.

Già dal titolo, La fabbrica di polli vuole essere una spassosa denuncia sociale. Chi sono poi quei “polli in batteria” che vivono una vita di attesa accettando ogni decisione dall'alto senza far nulla per cambiare le cose?

La vicenda inizia come nel più tradizionali drama, Cappa e Drago in una notte buia e nebbiosa finiscono fuori strada con la loro automobile e percorrendo le vie di campagna si imbattono nell'oscura fabbrica di polli, abitata da personaggi surreali e spassosissimi, come Pollo in sbattimento che vive per la razione giornaliera di paroxetina, Tarek il pollo lobotomizzato dai media, l'oscuro amministratore delegato che tira le file della fabbrica, le galline sempre pronte a soddisfare ogni vostro desiderio, i piccioni “mafiosi” che occupano illegalmente parte della fabbrica e tanti altri.

Consiglio davvero a tutti questi dieci minuti di esperimento radiofonico che fanno ben sperare nel connubbio ormai quasi dimenticato intelligenza-divertimento.


I podcast di tutte le puntate QUI.


Buon ascolto a tutti!

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Damiani
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mercoledì, 07 maggio 2008, ore 16:05

IL COMODINO DEL BLOGGER

Roberto Saviano

Gomorra

Roberto Saviano - Gomorra

Si è rivelato un vero long-seller, un importante caso editoriale e politico, credo inoltre che Gomorra sia un testo imprescindibile e coraggioso.

Ho dedicato proprio a questo libro la prima recensione pubblicata due anni or sono sul portale della letteratura nera www.romanoir.it e mi sembra giusto riproporla proprio qui nei giorni in cui esce nelle sale la sua riduzione cinematografia con la partecipazione di Toni Servillo.

 

Accostarsi all’opera del ventisettenne napoletano Roberto Saviano comporta un duplice riscontro.

Il primo, riguardante il contenuto.

Un minuzioso rapporto sulla scena criminale napoletana, che da locale diviene globale attraverso rituali, nuove forme di comunicazione e di occultazione, merci e cultura popolare. Non per nulla Saviano introduce il suo lettore al Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra attraverso la descrizione del porto di Napoli rappresentato come l’alter ego criminale dell’ipermercato postmoderno, l’ombelico del mondo della contraffazione europea. Una infinita serie merci, abiti, giocattoli, tecnologia, letteralmente vomitati sulle banchine napoletane per raggiungere i luoghi più disparati d’Europa, da Berlino ad Amsterdam, da Londra a Barcellona. Ma si è solo all’inizio e, seguendo Saviano nei suoi attraversamenti, della periferia, del porto, del suburbio, ci apprestiamo a conoscere una realtà scomoda, troppo spesso edulcorata e appiattita dal minimalismo morale dei media e dell’opinione pubblica, ma che nella pagina di Saviano si presenta con la forza della descrizione, col coraggio dell’enunciazione. Ci si ritrova a percorrere i loschi movimenti del made in italy e della contraffazione, i luoghi decisionali del mercato degli stupefacenti e i rituali di aggregazione e disgregazione di cosche, cartelli e associazioni a delinquere.

Non ha timore, Saviano, e con estrema lucidità e precisione elenca fatti e misfatti, il più delle volte grotteschi, in cui le azioni criminali, omicidi, rappresaglie, torture, vendette, sono mostrati nella loro scellerata logica di potere. Si tratta di veri e propri microcosmi, segmenti della stessa geografia malavitosa, che si esplica nelle più disparate forme, ma soprattutto nell’emulazione, da parte dei camorristi, dei simboli della cultura popolare. Così i gangster di Quentin Tarantino, le figure di culto della cinematografia hollywoodiana diventano veri e propri modelli comportamentali: da Il padrino a Scarface, da Il Corvo ai ninja movie.

Nel grande universo del “Sistema” c’è posto anche per le donne. Siano esse oscure virago, pari ai più temuti boss, o madri protettive, compagne dalla spiccata intelligenza o ragazzine malavitose esse occupano posizioni predominanti. Esse partecipano e prendono decisioni delle più rilevanti, si scontrano spettacolarmente con le forze dell’ordine, combattono, uccidono e vivono con inappuntabile responsabilità e senso del dovere il loro ruolo spesso fatto di violenza e sangue.

Ma non bisogna dimenticare che la narrazione che Saviano fa del sistema camorra viene dalla più agghiacciante realtà, trascinando il lettore in una sorta di giocoforza tra la potenza immaginifica dei nomi e soprannomi, degli eventi atroci, delle azioni infami e l’agghiacciante constatazione della loro veridicità e attualità.

È qui che si arriva al secondo riscontro.

Quello riguardante la forma adottata da Saviano. Si potrebbe facilmente giudicare Gomorra un eccezionale rapporto cronachistico, e il suo giovane autore un bravo giornalista, ma, in questo caso non avremmo compreso il reale valore di questo libro. Valore che sta nell’utilizzo, da parte di Saviano, di una forma ibrida, non certo di docu–fiction, come parte della critica si è affrettata a definirla, bensì una vera narrazione letteraria, fatta di metafore, descrizioni immaginifiche, chiarezza e rapidità della parola.

In definitiva l’eccezionalità di Saviano sta nella originale capacità, di raccontare la realtà criminale e espanionistica dei clan del napoletano e del casertano, utilizzando abilmente uno stile energico e del tutto letterario, rimanendo fuori dal mero chiacchiericcio e dal clichè che troppo spesso gela l’opinione pubblica su certi stereotipi, del tutto controproducenti nella valutazione di un fenomeno complesso e multiforme quale la realtà malavitosa campana.

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Damiani
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martedì, 06 maggio 2008, ore 14:16

VIDEORAMA

4 minutes (to save the world)

 

 

La sentiamo ormai ossessivamente alla radio già dal 17 marzo e il video è trasmesso a ruota continua da tutte le televisioni (a partire dalla prima a Quelli che il calcio) dal 4 aprile.

Sto parlando di 4 minutes (to save the world) primo singolo del nuovo album di Madonna (l'undicesimo, sic!) prodotto dalla premiata ditta Timbaland e Justin “Re Mida” Timberlake che ci riprovano dopo il doloroso flop di Red carpet massacre dei Duran Duran.

Come ha detto Filo nel suo programma Cose molto cattive la signora Ciccone preferisce non rischiare più, evita le sperimentazioni e si butta a capofitto in qualcosa di già rodato come l'immaginario urban hip-hop e la cosa è ahinoi assai evidente.

Va da sé che la canzone, di suo davvero orecchiabile, ha trovato una giusta rappresentazione nel video realizzato da quei folletti di Jonas & Francois videomakers francesi amanti del pop digitale  che hanno voluto farcire il first date della coppia Timberlake-Ciccone di effetti speciali (una su tutte la sequenza dei due amanti che continuano a baciarsi nonostante la sezione laterale li abbia scoperchiati lateralmente) in un'atmosfera da Apocalisse danzereccia post-postmoderna.

Ma si sa, la musica pop è frivola e si nutre anche di glamour e spettacolo per cui si rende necessario citare anche le scelte modaiole dei due artisti. Madonna ha optato per l'Italia degli amici Dolce & Gabbana e dell'aggressivo Roberto Cavalli che han voluto fasciare la quasi cinquantenne signora Ciccone con t-shirt monocromo, stivali da cavallerizza e corsetti pronti per essere slacciati. La vera piacevole sorpresa però è Justin Timberlake che ha scelto il grande designer inglese Neil Barrett (tra i miei preferiti) che dopo aver vestito Toby McGuire in Spiderman e Ewan”belin”McGregor nello spot della Davidoff si è fatto sedurre dal mondo della musica proprio con questa mise urban e ricercata.

A completare la ricetta le coreografie del guru della danza Jamie King, già collaboratore di Madonna per il Confession Tour dell'anno scorso.

Insomma non riflettiamoci su più di tanto ma togliamoci qualcosa di dosso e iniziamo a ballare!

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Damiani
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venerdì, 02 maggio 2008, ore 13:14

ARCHITETTURE

Progetto 1:

Rem Koolhaas

Torre della televisione nazionale cinese

Sono steso su un letto sfatto.

Lei è seduta al mio fianco. Mi da le spalle. Osservo i nei sulla sua schiena bianchissima, le scapole accarezzate dalle ciocche di capelli biondo cenere. E più giù la sua mano appoggiata sulle lenzuola verde lime.

Parla in una lingua che non conosco. Forse cinese.

Si volta e schiudo gli occhi per poter ammirare i suoi splendidi occhi a mandorla e ancora le efelidi sul naso e sulle guance. Ha indosso solo un paio di calze di lana e i suoi seni sono parzialmente coperti dal braccio sinistro come in una scadente fotografia da magazine maschile.

Mi accorgo che il televisore è acceso ma senza audio.

Un film. Forse un porno.

Il pavimento è disseminato di caramelle, orsetti di gelatina e liquirizie. Provo ad abbassare la mano per raccoglierne qulcuna ma non ci riesco e lascio perdere.

Lei si alza e va verso un grosso specchio appeso alla parete.

Inzia a passare un lipgloss giallo sulle labbra minute e batte il tempo con il piede nel silenzio.

Si volta, mi si avvicina e mi mette in bocca un confetto al cioccolato.

Una sensazione di solitudine e impotenza tende il mio braccio verso di lei. Orizzontalmente. Vorrei stringerla a me, sfiorarla o quantomeno riuscire a vederla con il giusto contrasto. Come in un'immagine di Andrea Vecchiato la osservo rivestirsi, indossare una T-shirt degli Ultravox, sneakers nere e una pelliccia ecologica blu cobalto.

Sul comodino una serie di kleenex appallottolati e il mio portafogli.

Fuori dalla finestra l'autostrada è deserta e le luci dei lampioni la bagnano di arancio e bianco.

 

Damiani
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mercoledì, 30 aprile 2008, ore 08:25

SERIAL EXPERIMENT

Dirty Sexy Money

Photobucket

Ragazzi, Dirty Sexy Money la serie di ABC appena conclusasi su FOX è riuscita a colpire nel segno.

La ricetta del successo?

Una torbida famiglia di magnati americani osannati come rock stars, un eroe-idealista alla ricerca della verità, la città di New York, tanto sesso (of course) e, come ci insegnano le casalinghe di Wisteria Lane, un buon numero di scheletri nell'armadio.

La storia prende il via dalla morte, apparentemente accidentale, di Dutch George avvocato-consulente della famiglia Darling, ricchi newyorkesi che della stranezza hanno fatto virtù.

La morte di Dutch è una casuale tragedia o rappresenta la punta dell'iceberg di un mistero che mette in ombra tutti gli appartenenti alla famiglia Darling? Ad accertarsene sarà il figliolo di Dutch, Nick, interpretato da Peter Krause (Six feet under), giovane avvocato idealista deciso a scoprire la verità.

La serie si avvale anche delle magnifiche interpretazioni di Donald Sutherland (chiedi alla polvere) come Tripp Darling, il capofamiglia filantropo della famiglia, William Baldwin (Backdraft) nei panni di un senatore con amante transessuale e il giovane Seth Gabriel (ricordate il figlio adolescente e psicopatico di Ava Moore nel serial di culto Nip/Tuck?)

Particolari e spassose anche le figure femminili quali Letitia Darling, nevrotica ed elegante first lady, Karen Darling svampita (ma lo sarà poi davvero?) pluridivorziata cocca di papà e la piccola di casa, Juliet una sorta di Paris Hilton dai sani principi.

Tra ville in Italia, valigette da recuperare, documenti, lenzuola di raso, leoni in salotto e auto dai vetri oscurati la risoluzione del mistero non sarà certo impresa facile, tanto più che nelle ultime puntate farà il suo ingresso il manager ambientalista di origine africane, Simon Elder, vecchio amico di Dutch deciso a consumare un'oscura vendetta contro la famiglia Darling.

Infine, pare che nella serie entrerà come personaggio ricorrente Lucy Liu che molti di noi anno amato come l'O-ren Ishii di Kill Bill.

In definitiva Dirty Sexy Money è una serie che seppur non fa gridare al miracolo inzia a promettere bene, dipanando il mistero in maniera equilibrata, capace di offrire ai personaggi una maggiore crescita e caratterizzazione.

Staremo a vedere.

Intanto promo:

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Damiani
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lunedì, 28 aprile 2008, ore 16:00

IL COMODINO DEL BLOGGER

Rolling Stone di maggio

 

Rolling Stone di maggio

 

Ed eccoci di nuovo al consueto appuntamento con il numero di RS in edicola.

Iniziamo dalla cover che ferma il passaggio di testimone tra le icone del rock Mick Jagger e Keith Richards (celebrati da poco dal film Shine a light di Martin Scorsese) e quel folletto di Jack White, la metà maschile dei White Stripes.

Certo, Keith Richards risulta ormai un pò inflazionato tra blockbuster come Pirati dei Caraibi e la campagna pubblicitaria per Louis Vuitton, ma soprasseduto su questo il resto del servizio curato da RS risulta davvero sfizioso e prova, attraverso gli aneddoti dei protagonisti, a sentire il polso al rock contemporaneo.

Tra i servizi meritano attenzione quelli dedicati all'incontro tra il magnate del HipHop Jay-Z e l'artista "in formaldeide" Damien Hirst, a quei mostri sacri di Iggy Pop e Madonna (entrata non senza polemiche nella Rock and roll hall of fame), Scarlett Johansson e al biologo Stefano Mancuso.

La sezione "Rock'n Roll Style" di questo mese poi, la sento a me vicina perchè ha come tema il Sud, visto dallo scrittore Roberto Saviano, dall'attore Toni Servillo e narrato attraverso le vicende di quell'eroe di Peppino Impastato.

Splendidi come sempre i portfolio modaioli così come le rubriche fisse di Ghezzi (che questo mese ci mette in guardia dal realismo), Filippo Timi (che dell'avant pop ha ormai fatto bandiera) e della groupie "con la penna in mano" Pamela Des Barres.

Meritano infine attenzione il racconto a quattro mani della premiata ditta Ammaniti-Manzini, la rubrica "Alt-sex" dedicata questo mese ai generi del porno amatoriale e la guida indispensabile della REVIEW, ricca di recensioni e approfondimenti.

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Damiani
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domenica, 27 aprile 2008, ore 11:20

E' L'ORA DEL TEST 11

Quale supereore Marvel sei?

 

Bene, torna il consueto appuntamento con il delir..ehm con il test domenicale!

Questa settimana sono tornato dopo mesi in fumetteria e, come prevedibile, ho fatto incetta di albi spinto soprattutto dalle ottime recensioni della grande Shelidon. Da qui l'idea di un test domenicale dedicato al mondo MARVEL.

Il mio responso è Mr. Fantastic ovvero Reed Richards, genio scientifico che può estendere il suo corpo come fosse di gomma (non fate battute scontate...)

Adesso tocca a voi!

Quale mutante marvel siete? Il profilo che vi è stato assegnato vi garba?

buon divertimento!

Damiani
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giovedì, 24 aprile 2008, ore 18:49

GLAMOURAMA

Rockabilly

James Franco

Nasce da una commistioni di stili diversi ma possiede caratteri definiti e ben "oliati". Non stiamo parlando di una motocicletta custom ma dello stile rockabilly che nato dallo stereotipo inflazionato del bullo ha subito incursioni da parte della musica indie e punk (come per i pantaloni very slim alla Paul Simonon, bassista dei Clash).

Ancora oggi lo stile rockabilly fa perno sulla giacca di pelle nera nelle sue varianti lucida e opaca a seconda dell'umore portata su pantaloni viola, bluette, rossi o ruggine in alternativa al classico denim. A completare il tutto un inedito paio di stringate dalla punta sfilata al posto dei riding boots d'ordinanza.

Tra gli appassionati dello stile rockabilly ricordiamo Ewan McGregor, Freddie Ljungberg e l'attore James Franco (nell'immagine sulla copertina di Vogue come nuovo James Dean).

Insomma, nato nei favolosi 50s lo stile rockabilly ha attraversato le epoche resistendo ai diversi cambiamenti della moda maschile. Un vero must per tutti quei ribelli in cerca di un'immagine sdrucita, so wild ma di sicuro stile.

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Damiani
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