


Il romanzo d'esordio di Lolita Pille dal titolo già cult di Hell non è una semplice proposta editoriale di narrativa teen volta a stupire, indignare o commuovere il lettore con un contenuto “estremo” (mai termine fu più abusato negli scorsi anni) e glamour in cui le vicende della giovane protagonista si susseguono come perle in un doppio filo di Cartier, bensì nasce da un progetto cosciente da parte dell'allora giovanissima Lolita Pille (appena diciassettenne quando dà alle stampe il suo manoscritto) di coniugare un certo immaginario minimale, tipicamente anglofono con le proprie radici genuinamente europee fatte di spleen, di attitudine bohémien e decadente. Trattasi insomma di una moderna, e per questo interessante nella sua mise en scène, commistione tra la cultura europea e quella nordamericana, dove Baudelaire conversa con Bret Easton Ellis e Chordelos De Laclos va al cinema con Ryan Philippe e Sarah Michelle Gellar.
Solide basi quelle su cui poggia la pagina di Pille, sulle quali la nostra imbastisce una narrazione in prima persona. È un io preponderante, ma assolutamente non di genere, a farla da padrone, un getto rapido e saturo di immagini, opinioni e giudizi che denotano la foga, il bisogno primario di Pille di mettere sul palcoscenico l' esistenza di Hell, seppur abbietta e sfacciatamente glamour, assoluta e disincantata, come nessun giovane autore finora prima di lei.
Siamo ben lontani ormai dalle etichette stantie di “gioventù bruciata”, “generazione X” o di “tarantinati e contenti”, Pille supera ogni confine, ogni barriera linguistica e ogni canone per farsi cigno, bianco e immacolato ma determinato a immergersi, fino ad annullarsi, nel fango più nero.
Gli strumenti di cui si avvale Pille sono un certo uso della lingua parlata (interessante sarebbe un'analisi delle occorrenze linguistiche di Hell), il discorso diretto che instaura un legame quasi dominante sul lettore senza disdegnare il turpiloquio e le descrizioni più sincopate.
Non sarà facile adattarsi alla giostra convulsa progettata da Lolita Pille, fra boutique, caffetterie, ristoranti e locali malfamati di una Parigi in notturna, immobile teatro di posa dell'imminente e mai scongiurata tragedia.
L'attrice Lavinia Longhi legge alcuni brani tratti da Hell
Qui l'intervista di Lolita Pille su playboy.it
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Ragazzi ci siamo, finalmente giorno 17 febbraio è uscita l'antologia RIEN NE VA PLUS per i Jackpot di Las Vegas Edizioni.
L'antologia è frutto di un alacre e metodico lavoro di ricerca svolto da Enrico Piscitelli, curatore del suddetto volume. Il Nostro, giocoforza un bando che invitava i blogger a presentare alcuni propri post esemplificativi, ha analizzato più di centotrenta blog scegliendo tra questi i vincitori («Welcome class of 2009!») che avrebbero pubblicato sulle pagine della antologia, udite udite, un proprio racconto originale.
Bene, tra i quattordici selezionati c'era anche Separazione XY.
Da qui è stato un crescendo e nell'afosa estate del 2008 è nato il progetto di Zhonguo Ni Hao (“Buongiorno Cina” in mandarino) il racconto che trovate oggi nel'antologia, nato da un mio breve omaggio all'architetto Rem Koolhas. Imprescindibile il lavoro di guida di Enrico, senza il quale questo racconto semplicemente non esisterebbe.
Insieme a me tredici «nuovi guerrieri dell'Apocalisse» attraversano la barriera del virtuale per farsi pagina, raffinata, emozionale ma di sicura letterarietà. Piscitelli ce li presenta in un ipotetico percorso di temi, ma sopratutto di stili, partendo da Matteo Pascoletti che ci mostra una mefistofelica blogstar alle prese con Ia riedizione dei termini tipici del web 2.0; è la volta poi di Giacomo Buratti, il nipote pulp di Italo Calvino che ci porta con se, grazie a uno spassosissimo stream of consciousness, nella poiesi del suo racconto; quindi è il turno di Ilaria Giannini che regala al lettore le istantanee di un passato “in nero”, abbassando il punto di vista a livello di tre bambini con un effetto delizioso ed emozionale; quindi è la volta di Gianluca Pezzella che con la sua scrittura franta e straniante commistiona la tragedia più classica con l'attenzione per l'organico più contemporanea; Segue Raffaello Ferrante con un ritratto alla Paolo Virzì di un italietta in vacanza alla ricerca della “curva” perfetta sempre e comunque, riso amaro in ferie d'agosto; l'atmosfera si fa più dark con l'arrivo di Concetta “Bethmuore” Di Vincenzo, la nostra blogger “un pò morta” che ci racconta l'amore virtuale in maniera deliziosamente malata e assoluta, un vero, nerissimo, viaggio fuori da sé; dopo il sottoscritto è la volta di Alessandro Raveggi che con il suo racconto ci da un lauto assaggio del suo progetto narrativo Nella vasca dei terribili piranha, tra il fumetto e il racconto sociale il racconto porterà il lettore in una Firenze ormai allagata alle prese con un atavico nemico dotato di branche; Chiudono in serie Cristian Confalonieri che ci porta nelle atmosfere soffuse del sogno d'amore di Anita, divisa fra proiezione onirica e scomposta realtà; Matteo Gallo pronto a immergerci in un immaginario pop ipersaturo a metà tra il videogame e la sit-com, e ancora Davide Ottaviano che propone un racconto post-metafisico, dove il sogno è realtà e dove la realtà assume connotati violenti e soffusi; infine Paolo Cacciolati propone al lettore la cronaca ad alto tasso emozionale di un “lieto evento”, Frank Leonetti che ci racconta un pomeriggio di ordinaria follia, un libero e spassosissimo sfogo a metà fra “Santa Maradona” e “Tutto è fatidico” di Stephen King e Guido Penzo che ci trascinerà in un lisergico loop finale costruito sui suoi "motti di dire".
Insomma di carne al fuoco ce n'è tanta e I miei complimenti vanno a Enrico, al sindaco di Las Vegas Andrea Malabaila e a tutti gli autori di cui sono certo, sentiremo ancora parlare.
P.S. on air: Enrico Piscitelli parla dell'antologia a Controradio QUI.
When I was...
le canzoni del diciottesimo anno d'età
Raccolgo l'invito di Acrylic77 che in uno dei suoi ultimi post recuperava dalla soffitta le canzoni dei suoi diciotto anni citando artisti del calibro di Pulp, Radiohead, Alanis Morisette e Oasis.
Raccolto l'invito a fare lo stesso mi sono chiesto lì per lì da dove iniziare, il duemiladue («Goodbye class of 2002!») è stato un anno di grossi cambiamenti, la maturità, l'incertezza, il desiderio di evasione, l'idea in potenza che si fa atto e altri noti massimi sistemi.
Tra le prima canzoni che mi sono venute in mente c'è sicuramente Stan di Eminem con la campionatura di Dido, i Dandy Wharols con Bohemien like you e i Massive Attack di Angel, ritrovata qualche anno dopo sulle pagine di Reset, il romanzo inedito del mio parente ciociaro Gianluca "Neurolipgloss" Stirpe.
Tra le altre sicuramente The Scientist dei Coldplay, colonna sonora di un sabato solitario alla stazione Marconi della metropolitana di Roma, Die another day di Madonna (singolo acquistato alle Messaggerie Musicali, woah!), Electrical Storm degli U2 (ricordate il video di Anton Corbijin con la sirena in black&white?), Tainted Love rifatta da reverendo Manson, Murder on a dancefloor di quella manequin mancata che è Sophie Ellis-Bextor, Tunr back time degli Aqua (ma quante volte è morta Lene Nystrøm?), Believe in me di Lanny Kravitz e Il passo silenzioso della neve di Valentina Giovvanini, purtroppo scomparsa da poco.
Alcuni retaggi trashy degli anni precedenti si materializzavano di tanto in tanto, mi vengono in mente così sull'unghia Sexual Guarantee degli Alcazar (so if you want my number...!) e l'immortale Believe di Cher, a rullo continuo nella mai dimenticata dance chart di Kris&Kris.
Bon, la curiosità ormai si è fatta grande e conscio che ne potrebbero usciren dei post davvero sfiziosi invito gli altri blogger a cimentarsi con l'argomento.
un abbraccio in wayfarers
vostro
Damiani
